The Walt Disney Company
The Walt Disney Company, nota anche solo come Disney, è oggi una delle aziende più importanti al mondo per quanto riguarda gli ambiti dello spettacolo, dell'intrattenimento e dell'animazione. È una multinazionale con un fatturato di più di 40 miliardi di dollari e in continua crescita. Fondata nel 1923 dai fratelli Walt e Roy Disney con il nome di Disney Brothers Cartoon Studio, la società ha cambiato nome diverse volte fino ad arrivare a quello attuale dato nel 1986. La sede principale della compagnia si trova a Burbank in California.[1]
I fondatori
I fondatori della The Walt Disney Company sono i fratelli Walt e Roy Disney, rispettivamente quarto e terzo di una famiglia di cinque figli. I due fratelli fondarono insieme l'attuale società ma la vera mente del progetto Disney fu Walt. I loro genitori erano Flora Call ed Elias Disney. Nacquero entrambi a Chicago, Walt nel 1901 e Roy nel 1893. I fratelli si trasferirono con la famiglia a Merceline (Missouri) nel 1905, dove il padre Elias aveva acquistato una fattoria di 200 ettari per 3000 dollari. A Merceline Walt incontrò per la prima volta il circo e il teatro appassionandosi fin da subito al mondo dello spettacolo, fu colpito inoltre da un'altra invenzione: il treno. Si divertiva infatti a guardare le nuvole di fumo uscire dalla locomotiva per formare fantastiche figure. Tuttavia suo padre Elias, nel 1909, fu costretto a vendere la fattoria perché per motivi di salute non riusciva più a fare lavori pesanti. La famiglia Disney si trasferì quindi da Marceline a Kansas City e, si impegnò, nella nuova attività che il padre aveva deciso di intraprendere: distribuire giornali. Walt e suo fratello Roy distribuivano centinaia di copie muovendosi con difficoltà. Rientrati in casa, dopo il lavoro, andavano a scuola, la Benton School. In quegli anni Walt formò un carattere forte e determinato non lasciandosi abbattere dalle difficoltà e dalla fatica. Nel 1911 iniziò a lavorare come venditore a bordo dei treni distribuendo dolci, bibite e giornali. Terminò gli studi nel 1917 alla scuola regionale di Kansas City e contemporaneamente frequentò un corso serale presso l'Art Institute of Chicago, spinto dall'amore per il disegno. Nel 1917 tornò però a Chicago dove il padre aveva intrapreso una nuova attività, qui continuò gli studi presso il liceo McKinley dove ottenne il suo primo lavoro da fumettista per il giornale del liceo. Li iniziò a sperimentare e a produrre le prime vignette e ed appassionarsi alla letteratura. Nel 1919 decise di seguire la sua prima aspirazione assoluta, quella di realizzare un film. [2]
Storia
Fondazione
Nel 1919 Walt ottenne un impiego presso l'agenzia pubblicitaria Pesman-Rubin Commercial Art Studio, dove gli venne affidato il programma settimanale del Newman Theatre, per 50 dollari al mese. Proprio qui conobbe un bravo animatore suo coetaneo: Ub Iwerks. I due si intendevano alla perfezione e fondarono nel 1920 la società Iwerks-Disney Commercial Artists che però incontrò molte difficoltà. Questa prima esperienza fu quindi un fallimento. I due entrarono allora a far parte di una società che si occupava della realizzazione di filmati pubblicitari a Kansas City. Walt aspirava però a cose ben più grandi del girare animazioni pubblicitarie. Lavorò a dei filmati animati e li vendette alla Newman Theater Company, proprietaria di tre cinema, chiamandoli Newman Laugh-O-Grams. I primi successi spinsero Walt a evolvere il proprio lavoro e il 23 maggio 1922 fondò la Newman Laugh-O-Grams Films; inoltre volle con sé anche Ub Iwerks. Cominciava ad affiorare la prima idea dell'azienda Disney. Tuttavia la società fu costretta a chiudere per fallimento nel 1923. Su consiglio del fratello Roy, il giovane Walt lasciò nuovamente il Missouri e approdò a Hollywood in California. Nel luglio del 1923 i due fratelli Disney fondarono la Disney Brothers Cartoon Studio.[3] Walt si occupava della parte creativa, mentre Roy di quella commerciale. Insieme iniziarono così a dedicarsi alla distribuzione di alcuni cartoni e alla creazione di altri prodotti. In breve tempo arrivarono i primi contratti e il più importante venne siglato con una ditta di New York per la realizzazione di dodici film. Walt chiamò a collaborare di nuovo l'amico Ub Iwerks. Nel 1926 l'azienda cambiò nome in Walt Disney Studios, per poi diventare Walt Disney Production nel 1928. Solo dopo molti anni dalla morte dei fondatori il nome venne cambiato in The Walt Disney Company nel 1986, nome che mantiene tutt'ora.[4]
Cortometraggi
Il primo grande successo della nuova società fu la serie di cortometraggi Alice Comedies nel 1923, realizzata in tecnica mista. Protagonista della serie è una ragazzina di nome Alice, interpretata da diverse attrici negli anni, che si ritrova nel paese dei cartoni animati ed interagisce con i personaggi creati da Walt Disney. Il 16 ottobre firmarono il loro primo contratto per la distribuzione delle Alice Comedies con la M.J. Winkler Productions. [5] [6] Il cortometraggio più importante della serie fu Alice's Wonderland, progetto che Walt iniziò a produrre durante il lavoro alla Newman Laugh-O-Grams Films. Proprio grazie a questo che le Alice Comedies ebbero particolare successo. Nel cortometraggio Alice fa visita alla Laugh-O-Grams per vedere come si producono i disegni animati, osserva un gatto animato e una cuccia per cani su una tavola da disegno e quella notte sogna di essere lei stessa in un cartoon. L'innovazione di questo cortometraggio stava tutta nel lavoro di unione fra l'animazione e la ripresa dal vero.[7]
Nella serie Alice Comedies c'era però un personaggio che riusciva a mettere in ombra la piccola Alice: il gatto Julius, personaggio animato che accompagnava la bambina nelle sue avventure e che divenne il primo vero successo animato creato da Disney. La serie si incentrò sempre di più sui personaggi animati, diventando così simile alle altre produzioni che non usavano attori reali. Vedendo questo, Disney e Iwerks decisero di creare un nuovo successo e ci riuscirono: Oswald il coniglio fortunato fu la seconda serie di cortometraggi di successo prodotta da Walt Disney. Il disegno di Oswald era molto simile per aspetto e carattere a quello di Julius e attirò le attenzioni della Universal Pictures e del produttore Mintz che decise di produrne una serie animata. Nel 1928 Walt andò a New York per ottenere una quota maggiore di guadagni dai film, ebbe però una risposta negativa da Mintz, inoltre gli fece presente che era la Universal a detenere il marchio commerciale di Oswald e perciò avrebbe potuto produrre film senza Disney. Walt si distaccò così dalla Universal e decise di intraprendere un nuovo progetto con Iwerks per sostituire Oswald.[8]
Nel 1928 l'azienda ebbe alcuni problemi e molti collaboratori di Disney si unirono alla Universal. Walt e Iwerks decisero allora di inventare un nuovo personaggio animato che da lì a poco riscosse un successo straordinario: Topolino (Mickey Mouse). La nascita di Topolino è avvolta nel mistero: secondo Iwerks nacque durante un brainstorming degli animatori dello studio dopo lo scontro tra Walt e Mintz. La versione contrasta però con quella ufficiale, quella di Lilian, la moglie di Disney, che raccontava che Topolino era nato durante i giorni passati in treno da New York a Los Angeles. Una cosa è certa: Walt Disney diede a Topolino il corpo, la voce e soprattutto un'anima, Iwerks la forma. Il personaggio in pochi mesi diventò l'icona dell'impero Disney.[9] Topolino debuttò nel 1928 nel cortometraggio L'aereo impazzito, che come le opere precedenti di Disney era un film muto. Questo cortometraggio non ebbe molto successo e nessuno fu disposto a distribuirlo; Disney e Iwerks decisero allora di crearne uno nuovo con il nome di Topolino Gaucho ma anche questo non ebbe il successo sperato. Disney aveva capito che a questi cortometraggi mancava qualcosa. Decise quindi di ideare un nuovo cartone animato di Topolino con il sonoro: Steamboat Willie. La distribuzione di questo fu fornita dal produttore Pat Powers. Walt stesso eseguì tutte le voci del film e fece parlare per la prima volta Topolino. Il cortometraggio ebbe un enorme successo che portò alla fama internazionale non solo Walt Disney ma anche Topolino.[10] Il personaggio divenne anche celebre nel mondo dei fumetti e il primo numero venne pubblicato il 5 maggio del 1930.[11] Walt aveva in mente però un progetto ancora più antico e ambizioso da realizzare: un lungometraggio completamente animato.
Lungometraggi
Il primo lungometraggio degli studi Disney fu Biancaneve e i sette nani. Gli studi usarono una nuova tecnica di animazione, il Technicolor, utilizzata in molti film e musical, che consentiva di ottenere una colorazione d'immagine molto vicina a quella reale nonostante l'acquisizione avvenisse in bianco e nero. I lavori per realizzare Biancaneve iniziarono nel 1935 ma riuscire a trovare i fondi per terminarlo fu molto difficile. Il film venne terminato due anni dopo e fu proiettato per la prima volta in sala il 21 dicembre 1937. Venne distribuito nel 1938 da RKO Radio Pictures e ottenne il maggior incasso dell'anno, pari a otto milioni di dollari. Disney così nel 1939 vinse l'Oscar alla carriera.[12]
Nel 1940 la Disney pubblicò Fantasia, un lungometraggio d’animazione composto da 8 episodi con una colonna sonora di musica classica.[13]
Nello stesso anno uscì Pinocchio che ebbe un'ottima accoglienza da parte del pubblico.
Solo un anno dopo, ci fu la prima proiezione di Dumbo, un elefantino che ottenne un altro grande successo.
Di lì a poco gli Stati Uniti entrarono però in guerra e questo segnò un andamento difficile per l'azienda. Walt decise comunque di proseguire con la produzione e nel 1942 uscì Bambi anche se non riscosse il successo sperato.
Nel 1944 venne rieditato Biancaneve che tornò nuovamente nelle sale e restituì un po' di respiro ai fondi dell'azienda. Dopo alcuni cortometraggi le casse dell'azienda ricominciarono a riempirsi al termine degli anni Quaranta e Walt riprese lo slancio per diversi progetti.
Ricominciò a produrre cortometraggi animati come Alice nel paese delle meraviglie uscito nel 1951 e Peter Pan nel 1953.
Gli studios iniziarono anche a lavorare su Cenerentola e su una serie di documentari sugli animali.
Nonostante i brutti periodi passati dall'azienda durante la guerra Walt, a poco meno di quarant'anni, seppe costruire un vero e proprio impero.[14]
Morte di Walt e Roy
Dopo lo sfavillante successo dei parchi a tema firmati Disney, l'azienda toccò l'apice e si attestò ai primi posti delle gerarchie dei produttori cinematografici e non solo. Agli inizi degli anni Sessanta Walt Disney si affermò come primo produttore mondiale di intrattenimenti per la famiglia. Nel 1966 iniziò il declino fisico di Walt Disney che lo portò ad allontanarsi dalla sua azienda, dai suoi progetti e dai suoi cartoni animati. Gli fu diagnosticato un tumore ai polmoni e morì il 15 dicembre 1966.[15] Ad oggi rimane una delle personalità dello spettacolo più premiate nella storia: infatti, ha vinto 26 premi Oscar su 59 candidature e 3 Golden Globe.[16] Fu il fratello Roy a prendere il comando dell'azienda, con l'intento di continuare i progetti e i cartoni animati iniziati da Walt. Ma soltanto cinque anni dopo, il 20 dicembre 1971 morì anche Roy, dopo l'inaugurazione del nuovo parco divertimenti Magic Kingdom.[17]
Progetti oltre l'animazione
Parchi divertimento e resort
Nonostante il grande successo raggiunto in ambito cinematografico, Walt Disney aveva in mente qualcosa di più grande e coinvolgente per sè stesso e per il pubblico. Aprì così il 17 luglio 1955 il primo parco divertimenti tematico, ovvero Disneyland, realizzato ad Anaheim in California. Il progetto riscosse fin da subito un notevole successo. Tutto si basava sulla costruzione nel mondo reale di un'idea immaginaria ed ogni particolare era stato curato nel dettaglio.[18]
Nel 1964 cominciò invece lo sviluppo di un nuovo progetto, nato nella mente di Walt. Lui e il fratello volevano sviluppare il "Progetto Florida": un plesso che comprendeva hotel, campi da golf, ristoranti e molto altro, oltre che attrazioni e percorsi a tema. Questo però fu costruito più tardi e inaugurato nel 1971, quindi Walt non riuscì a vederlo. Ad oggi si chiama Walt Disney World Resort, si trova ad Orlando in Florida ed è formato da quattro grandi parchi tematici: il Magic Kingdom, Disney's EPCOT, Disney's Hollywood Studios e Disney Animal Kingdom. Il complesso include parchi acquatici, campi da golf, hotel a tema, aree commerciali e di divertimento.[19]
Ad oggi esistono anche altri parchi a tema Disney. Tra questi: il Tokyo Disneyland, in Giappone, aperto nel 1983; il Disneyland Paris, in Francia, aperto nel 1992; l’Hong Kong Disneyland, aperto nel 2005; lo Shanghai Disney Resort, in Cina, aperto nel 2016. Ogni anno questi parchi registrano una media di 11 milioni di visitatori.[20]
Nuovi villaggi
Ad oggi dopo film d’animazione, gadget di ogni tipo e parchi a tema, il colosso Disney sta iniziando la sua più spettacolare sfida: ‘Storyliving by Disney’ ovvero una serie di villaggi ad uso residenziale dall’aspetto fiabesco. Questi villaggi da favola saranno progettati con il preciso intento di ispirare i residenti a promuovere nuove amicizie, perseguire i loro interessi e scrivere il prossimo emozionante capitolo della loro vita, il tutto godendo dell'attenzione ai dettagli, dei servizi unici e dei tocchi speciali che sono i tratti distintivi della Disney. La prima comunità di Storyliving by Disney sarà costruita a Rancho Mirage, nella Coachella Valley in California, un luogo in cui lo stesso Walt Disney possedeva una casa in cui viveva con la sua famiglia. Denominata Cotino la comunità sarà formata da 1900 unità abitative. Attraverso l'iscrizione a un club esclusivo, la Disney fornirà anche l'accesso a svariate esperienze che vanno dallo sport fino al benessere, all'intrattenimento, ai corsi di cucina, includendo attività filantropiche, seminari e molto altro. Cotino accoglierà abitanti di tutte le età e includerà una sezione 'senior' riservata ai residenti di età superiore ai 55 anni. Gli acquirenti di case avranno una gamma di tipologie di residenze tra cui scegliere, tra cui proprietà, case unifamiliari e condomini.[21]
Dalla morte dei fondatori ad oggi
Dopo la morte di Roy nel 1971 diventò presidente dell'azienda Card Walker. La Disney attraversò però una fase di crisi creativa, caratterizzata da un drastico calo di audience e da un abbassamento della produzione e della qualità del lavoro.
La situazione cambiò drasticamente quando i due manager Michael Eisner e Frank Well diventarono, rispettivamente, presidente e vicepresidente dell’azienda nel 1984. Dalla metà degli anni ’80 la Disney raggiunse nuovamente il successo ed entrò nella fase conosciuta come il “Rinascimento Disney”, grazie all’inaugurazione di un proprio canale sulle pay tv, alla vendita di videocassette e all’uscita di film cult come Chi ha incastrato Roger Rabbit?, Good Morning, Vietnam, Pretty Woman e Sister Act, che portarono nelle casse della società più di 100 milioni di dollari.
Nel 1986 il nome della compagnia venne cambiato da Walt Disney Production a The Walt Disney Company.
L’azienda si consolidò ancora di più negli anni ’90, quando impose la sua influenza anche nel campo dell’editoria, formando la Hyperion Books for Children e la Disney Press. Con l’uscita de La Sirenetta (1989), La Bella e La Bestia (1991) e Aladdin (1992) Disney riuscì ad ampliare sensibilmente il suo pubblico. Questo successo continuò con l’uscita de Il Re Leone (1994), Pocahontas (1995), Il Gobbo di Notre Dame (1996), Hercules (1997), Mulan (1998) e Tarzan (1999).[22]
Nel 2006 la Disney acquistò per 7,4 miliardi di dollari l’azienda rivale Pixar fondata da Steve Jobs, ottenendo così l’accesso alla nuova tecnologia di computer grafica, ultima frontiera dell’animazione.
Nel 2009 acquisì per 4 miliardi di dollari la Marvel Entertainment, il colosso dei fumetti creati da Stan Lee che vedono come protagonisti supereroi famosi come Spider-Man, Hulk, Iron Man e Capitan America.
Nel 2012, inoltre, la Disney acquistò per 4,05 miliardi di dollari il franchise Lucasfilm, creato da George Lucas nel 1971, ottenendo quindi l’accesso all’universo di Star Wars. Negli ultimi anni al cinema sono usciti nuovi capitoli delle saghe relative ai supereroi Marvel e agli eroi di Star Wars.
Nel 2019, infine, la Disney ha poi acquisito anche la 20th Century Fox oltre ad altri canali come National Geographic, lanciando successivamente sul mercato la propria piattaforma di streaming on demand, Disney+. Con quest’ultimo passo ha ulteriormente ampliato il proprio ruolo nel mondo dell’animazione e dell’entertainment.[23]
Note
- ↑ Paolo Beltrami e Francesco B. Belfiore, Walt Disney: l'uomo che trasformò la fantasia in realtà, Milano, Ledizioni, 2018, p.87.
- ↑ Paolo Beltrami e Francesco B. Belfiore, Walt Disney: l'uomo che trasformò la fantasia in realtà, Milano, Ledizioni, 2018, p.13-21.
- ↑ Paolo Beltrami e Francesco B. Belfiore, Walt Disney: l'uomo che trasformò la fantasia in realtà, Milano, Ledizioni, 2018, p.21-29.
- ↑ https://www.primaedicola.it/news/storia-della-disney
- ↑ Paolo Beltrami e Francesco B. Belfiore, Walt Disney: l'uomo che trasformò la fantasia in realtà, Milano, Ledizioni, 2018, p26-27.
- ↑ https://maremosso.lafeltrinelli.it/liste-e-consigli/libri-storia-walt-disney
- ↑ Michael Barrier, Vita di Walt Disney, Latina, Tunué, 2009, p.68-71
- ↑ Paolo Beltrami e Francesco B. Belfiore, Walt Disney: l'uomo che trasformò la fantasia in realtà, Milano, Ledizioni, 2018, p.27-29.
- ↑ Michael Barrier, Vita di Walt Disney, Latina, Tunué, 2009, p.97-110.
- ↑ Paolo Beltrami e Francesco B. Belfiore, Walt Disney: l'uomo che trasformò la fantasia in realtà, Milano, Ledizioni, 2018, p.31-36.
- ↑ https://www.primaedicola.it/news/storia-della-disney
- ↑ Paolo Beltrami e Francesco B. Belfiore, Walt Disney: l'uomo che trasformò la fantasia in realtà, Milano, Ledizioni, 2018, p.48-53.
- ↑ https://www.primaedicola.it/news/storia-della-disney
- ↑ Paolo Beltrami e Francesco B. Belfiore, Walt Disney: l'uomo che trasformò la fantasia in realtà, Milano, Ledizioni, 2018, p.54-60.
- ↑ Paolo Beltrami e Francesco B. Belfiore, Walt Disney: l'uomo che trasformò la fantasia in realtà, Milano, Ledizioni, 2018, p.73-75.
- ↑ https://www.primaedicola.it/news/storia-della-disney
- ↑ Paolo Beltrami e Francesco B. Belfiore, Walt Disney: l'uomo che trasformò la fantasia in realtà, Milano, Ledizioni, 2018, p.76.
- ↑ Paolo Beltrami e Francesco B. Belfiore, Walt Disney: l'uomo che trasformò la fantasia in realtà, Milano, Ledizioni, 2018, p.65-66.
- ↑ Paolo Beltrami e Francesco B. Belfiore, Walt Disney: l'uomo che trasformò la fantasia in realtà, Milano, Ledizioni, 2018, p.68-71.
- ↑ https://www.primaedicola.it/news/storia-della-disney
- ↑ https://www.archiportale.com/news/2022/03/architettura/vivere-come-in-una-fiaba-in-un-villaggio-disney_87526_3.html
- ↑ https://medievaleggiando.it/the-walt-disney-company-dalla-morte-di-walt-disney-ai-giorni-nostri/
- ↑ https://www.primaedicola.it/news/storia-della-disney
Bibliografia
- Paolo Beltrami e Francesco B. Belfiore, Walt Disney: l'uomo che trasformò la fantasia in realtà, Milano, Ledizioni, 2018.
- https://www.primaedicola.it/news/storia-della-disney
- Michael Barrier, Vita di Walt Disney, Latina, Tunué, 2009.
- https://maremosso.lafeltrinelli.it/liste-e-consigli/libri-storia-walt-disney
- https://www.archiportale.com/news/2022/03/architettura/vivere-come-in-una-fiaba-in-un-villaggio-disney_87526_3.html
- https://medievaleggiando.it/the-walt-disney-company-dalla-morte-di-walt-disney-ai-giorni-nostri/