Gaio Giulio Cesare

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Gaio Giulio Cesare è stato un generale, politico e scrittore romano, nato a Roma nel 100 a.C. e morto assassinato nel 44 a.C. È considerato uno dei più importanti personaggi della storia romana e mondiale.

Vita[modifica]

Cesare nacque a Roma il 13 luglio del 100 a.C. da una famiglia patrizia, la gens Iulia [1], che vantava una lunga tradizione di servizio pubblico: suo padre Gaio Giulio Cesare fu un senatore mentre suo nonno Gaio Giulio Cesare Strabone [2] fu console nel 90 a.C.

Cesare fu educato da alcuni dei migliori maestri dell'epoca, tra cui Marco Tullio Cicerone[3]. Sin da giovane si distinse per le sue doti di oratoria e per la sua ambizione politica.

Nel 73 a.C. fu eletto questore, una carica che lo portò a servire in Spagna. Nel 69 a.C. fu eletto edile, una carica che gli permise di riorganizzare il sistema di distribuzione del grano a Roma. Nel 65 a.C. fu eletto pontefice massimo, la carica religiosa più importante di Roma. Nel 63 a.C. fu eletto console, la più alta carica politica della Repubblica romana.

In pochi anni Cesare divenne una figura rispettata e temuta grazie alle spedizioni in Gallia e in Bretagna, che estesero il dominio di Roma, e alla guerra civile che intraprese contro Gneo Pompeo, con cui aveva precedentemente formato il "primo triumvirato" insieme a Marco Licinio Crasso.

La morte di Pompeo, che avvenne il 48 a.C. in Egitto, segnò la fine della guerra civile.

Il 15 marzo del 44 a.C., Cesare fu assassinato da un gruppo di senatori guidati da Bruto[4] e Cassio[5], spinti dal timore che il grande potere di Cesare aveva procurato a molti romani.

Imprese militari[modifica]

Cesare, che era stato nominato proconsole della Gallia Cisalpina e Narbonese nel 56 a.C., decise di intraprendere delle campagne nelle altre regioni della Gallia per diversi motivi. Innanzitutto, voleva consolidare la propria posizione politica a Roma, dimostrando le sue capacità militari e le sue ambizioni espansionistiche. In secondo luogo, voleva difendere le province romane dalla minaccia dei popoli germanici che si stavano muovendo verso sud. Infine, voleva ottenere bottini di guerra e schiavi da distribuire ai suoi soldati, in modo da garantirsi il loro sostegno.

Le campagne durarono in tutto otto anni e furono caratterizzate da una serie di vittorie romane. Nel 58 a.C., Cesare sconfisse gli Elvezi, che minacciavano di invadere la Gallia Cisalpina. Nello stesso anno, sconfisse anche i Germani che avevano attraversato il Reno per invadere la Gallia. Nel 57 a.C., sottomise la Gallia Belgica, una regione che era abitata da popoli bellicosi e organizzati. Nel 56 a.C. affrontò una rivolta dei popoli del mare, che vivevano lungo la costa atlantica della Gallia.[6]

Nel 55 a.C., Cesare intraprese due campagne in Britannia, un'isola che era abitata da popoli selvaggi e poco organizzati. Le campagne furono un successo, ma non portarono alla conquista definitiva della Britannia.[7]

Nel 54 a.C., Cesare tornò in Gallia per affrontare una nuova rivolta, guidata da Vercingetorige, capo degli Arverni. La rivolta fu repressa con grande difficoltà, ma alla fine Cesare riuscì a catturare Vercingetorige[8] e a sottomettere la Gallia.

Le campagne di Cesare in Gallia furono narrate dallo stesso Cesare nella sua opera De bello Gallico, che rimane ancora oggi una fonte preziosa per conoscere gli eventi delle campagne e le strategie militari di Cesare.

La conquista della Gallia da parte di Cesare ebbe importanti conseguenze per la storia europea. Innanzitutto, estese il dominio romano a un'area vastissima, rendendolo la potenza dominante dell'Europa occidentale. In secondo luogo, diede a Cesare un potere e una fama senza precedenti, che lo portarono a diventare il dittatore di Roma.

Questo potere individuale portò allo scoppio della guerra civile nel 49 a.C., quando Cesare, dopo aver attraversato il Rubicone, si dichiarò nemico della Repubblica Romana. Pompeo, che era il console in carica, e i suoi alleati si schierarono contro Cesare. Pompeo fu sconfitto e ucciso nel 48 a.C., ma la guerra terminò solo nel 45 a.C. con la completa vittoria di Cesare sugli oppositori.

Nella civiltà occidentale, le imprese militari di Cesare sono rimaste oggetto di studio e ammirazione come esempio di abilità strategica, coraggio e leadership.

Opere[modifica]

Cesare è l'autore di due opere fondamentali per la storia della letteratura latina e occidentale: il De bello Gallico e il De bello civili. Nelle due opere, parlando di sé in terza persona, Cesare descrive le proprie imprese militari in Gallia e durante la guerra civile.

Il De bello Gallico è un esempio di prosa latina classica, con un linguaggio semplice e chiaro che è stato studiato e ammirato per secoli. Il De bello civili è un esempio di prosa latina repubblicana, con un linguaggio più complesso e ricco di dettagli.

De bello Gallico[modifica]

L'opera è divisa in otto libri, uno per ogni anno di guerra.

Il primo libro inizia con una descrizione della Gallia, dei suoi abitanti e delle loro usanze. Cesare descrive la Gallia come un territorio vasto e vario, abitato da popolazioni diverse, con lingue, culture e tradizioni differenti.[9] Nel secondo libro, Cesare parla della sua prima campagna in Gallia, che lo porta a conquistare la Gallia Belgica.[10] Nel terzo libro, Cesare affronta la rivolta dei Nervii, una popolazione gallica che aveva inizialmente accettato la sovranità romana.[11] Nel quarto libro, Cesare conquista la Gallia Aquitania.[12] Nel quinto libro, Cesare affronta la rivolta di Vercingetorige, capo di una popolazione gallica, che era riuscito ad organizzare un esercito per resistere all'invasione romana.[13] Nel sesto libro, Cesare assedia Alesia, la capitale del regno di Vercingetorige.[14] Nel settimo libro, Cesare sconfigge definitivamente Vercingetorige e conquista la Gallia.[15] L'ottavo libro infine racconta la campagna di Cesare in Britannia nel 54 e nel 55 a.C.[16]

Il De bello Gallico è una fonte fondamentale per la storia di Roma e della Gallia. È un resoconto preciso e dettagliato delle campagne militari di Cesare, ma è anche un'opera di propaganda che mira a celebrare le imprese del generale romano.

L'opera ha avuto un'influenza profonda sulla cultura europea. È stata tradotta in molte lingue e ha ispirato numerosi artisti, scrittori e musicisti.

De bello civili[modifica]

Il De bello civili è un'opera di Gaio Giulio Cesare composta da tre libri che narrano gli avvenimenti riguardanti la guerra civile degli anni 49-48 a.C.

Nel primo libro del De bello civili, Cesare narra il suo passaggio del Rubicone e le sue prime vittorie contro i pompeiani. Nel secondo libro, narra la sua campagna in Italia, che lo portò alla conquista di Roma. Nel terzo libro, narra la sua vittoria nella battaglia di Farsalo[17], che segnò la fine della guerra civile.

Il De bello civili è un'opera di grande valore storico e letterario. È una fonte preziosa per conoscere gli eventi della guerra civile e le strategie militari di Cesare, che si presenta come un comandante capace e un leader carismatico. Le sue vittorie sono attribuite alla sua abilità militare e alla sua determinazione, mentre le sconfitte dei pompeiani sono attribuite alla loro incompetenza e alla loro mancanza di unità.

Il De bello civili è anche un'opera di propaganda: Cesare vuole presentare la guerra civile come una lotta per la libertà e la democrazia, contro un senato corrotto e oligarchico. L'opera è quindi destinata a un pubblico romano, che Cesare vuole convincere della sua legittimità e del suo diritto di governare Roma.

Il De bello civili è stato utilizzato come fonte storica da numerosi autori, tra cui Plutarco, Svetonio e Appiano.

Riforme[modifica]

Riforme agrarie[modifica]

Le riforme agrarie di Cesare[18] furono approvate nel 59 a.C., quando Cesare era console.

Molti contadini romani erano stati costretti a lasciare i loro possedimenti a causa dell'accaparramento delle terre da parte dei grandi proprietari. Questo aveva portato a un aumento della povertà e della criminalità nelle campagne. Le riforme prevedevano la redistribuzione ai cittadini poveri delle terre pubbliche occupate illegalmente dai grandi proprietari terrieri e furono attuate da una commissione di dieci membri, nominati da Cesare.

Le riforme ebbero un impatto significativo sulla società romana, contribuendo a ridurre la povertà rurale e a rafforzare il sostegno popolare a Cesare. Molti grandi proprietari terrieri divennerò però nemici di Cesare.

Riforme politiche e militari[modifica]

Le riforme politiche e militari di Cesare rafforzarono il potere centrale, ridussero l'influenza dei nobili e contribuirono a creare un senso di unità tra i cittadini.

Cesare riorganizzò il Senato, aumentando il numero dei senatori da 600 a 900 per rendere l'istituzione maggiormente rappresentativa della società romana. Cesare nominò anche molti nuovi senatori tra i suoi sostenitori, rafforzando così la sua posizione.

Altri interventi portarono all'istituzione di nuove province e alla redistribuzione delle competenze tra le diverse autorità. Questo cambiamento mirava a migliorare l'efficienza dell'amministrazione e a ridurre la corruzione.

Cesare inoltre riorganizzò l'esercito romano, aumentandone la paga e migliorando l'addestramento, puntando a creare una struttura più forte e professionale.

Le riforme di Cesare segnarono l'inizio della fine della Repubblica Romana e la nascita dell'Impero Romano.

Congiura e morte di Cesare[modifica]

Morte[modifica]

Un gruppo di senatori, preoccupati per il crescente potere di Cesare e per la sua ambizione di diventare re organizzò una congiura[19] ai danni di Cesare. I congiurati erano guidati da Caio Cassio Longino, un ex pompeiano che si era alleato con Cesare dopo la guerra civile. Altri congiurati importanti erano Marco Giunio Bruto, che era stato adottato da Cesare come figlio, e Decimo Bruto, che era un altro ex pompeiano. La congiura fu pianificata con cura. I congiurati decisero di assassinare Cesare durante una seduta del Senato, il 15 marzo del 44 a.C., il giorno delle Idi di marzo. Il giorno dell'assassinio, i congiurati si riunirono nella curia pompeiana, dove si teneva la seduta del Senato. Cesare arrivò alla curia accompagnato da un piccolo seguito. Quando entrò nella curia, i congiurati lo circondarono e lo colpirono con i loro pugnali, uccidendolo con 23 pugnalate.

La morte di Cesare portò a una guerra civile tra i sostenitori di Cesare e i congiurati. La guerra civile iniziò nel 44 a.C. quando Ottaviano e Antonio sconfissero gli assassini di Cesare, Bruto e Cassio, nella battaglia di Filippi. Tuttavia, la guerra non si concluse con questa vittoria. Nel 38 a.C., Ottaviano fu sconfitto da Sesto Pompeo, il figlio di Pompeo Magno, in una battaglia navale. Ottaviano riuscì a sconfiggere Pompeo solo nel 36 a.C., grazie all'aiuto di Marco Vipsanio Agrippa[20], uno dei suoi generali più esperti.

Nel 31 a.C., Ottaviano e Antonio si scontrarono nuovamente nella battaglia di Azio, questa volta in mare. La battaglia fu vinta da Ottaviano, che fu in grado di bloccare la flotta di Antonio e Cleopatra. Antonio e Cleopatra fuggirono in Egitto, dove si suicidarono.

Con la vittoria di Ottaviano, la Repubblica Romana era definitivamente scomparsa. Ottaviano divenne il nuovo padrone di Roma e, nel 27 a.C., fu proclamato Augusto, primo imperatore romano.

Note[modifica]

  1. Gens Iulia https://www.treccani.it/enciclopedia/giuli/.
  2. Gaio Cesare Strabone https://www.treccani.it/enciclopedia/cesare-strabone-gaio-giulio/.
  3. Marco Tullio Cicerone https://www.treccani.it/enciclopedia/marco-tullio-cicerone/.
  4. Marco Giunio Bruto https://www.treccani.it/enciclopedia/marco-giunio-bruto/.
  5. Gaio Longino Cassio https://www.treccani.it/enciclopedia/gaio-cassio-longino/.
  6. Le guerre in Gallia, pp.2-29.
  7. Le guerre in Gallia, pp. 1-90.
  8. Vercingetorige https://www.treccani.it/enciclopedia/vercingetorige/?search=Vercingetorige
  9. Le guerre in Gallia, libro primo.
  10. Le guerre in Gallia, libro secondo.
  11. Le guerre in Gallia, libro terzo.
  12. Le guerre in Gallia, libro quarto.
  13. Le guerre in Gallia, libro quinto.
  14. Le guerre in Gallia, libro sesto.
  15. Le guerre in Gallia, libro settimo.
  16. Le guerre in Gallia, ottavo libro.
  17. Battaglia di Farsalo https://www.treccani.it/enciclopedia/farsalo_%28Enciclopedia-Italiana%29/.
  18. Le riforme di Cesare https://www.neuralword.com/it/article/le-principali-riforme-di-cesare-unanalisi-approfondita.
  19. Congiura contro Cesarehttps://www.fattiperlastoria.it/idi-di-marzo-morte-giulio-cesare/.
  20. Marco Vipsanio Agrippa https://www.treccani.it/enciclopedia/marco-vipsanio-agrippa/?search=Agrippa%2C%20Marco%20Vipsanio.

Bibliografia[modifica]

  • Giulio Cesare, Le guerre in Gallia di Giulio Cesare, edizione a cura di Carlo Carena, Milano, Mondadori , 1994 ISBN 8804382635
  • Luciano Canfora, Giulio Cesare il dittatore democratico, Laterza, 2006, ISBN 8842081562
  • Cristoforo Gorno, Io sono Cesare memorie di un giocatore d'azzardo, Rai Libri, 2019, ISBN 8839717733
  • Augusto Fraschetti, Giulio Cesare, Laterza, 2013, ISBN 8858108123
  • Tranquillo Svetonio, Vite dei Cesari, traduzione a cura di Felice Dessì, Rizzoli, 1982, ISBN 8817123822